Associazione per il musicista Alberto Franchetti

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Matrimonio e divorzio di Alberto Franchetti

di Rossana Maseroli Bertolotti

da Reggio Storia, XVI/3, 2001, pp. 8-14

Alberto con la moglie Margherita Levi a Reggio Emilia nel 1888

Alberto con la moglie Margherita Levi a Reggio Emilia nel 1888

Il barone Alberto Franchetti è stato quasi sicuramente il personaggio più eclettico, geniale e straordinario della famosissima famiglia Franchetti, onore e vanto della società reggiana tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. Nato a Torino nel 1860 da Raimondo e dalla baronessa Sara Luisa Rothschild, segue la famiglia quando, nei primi anni ’80 si trasferisce a Reggio Emilia; vi giunge già famoso, dato che ha studiato al Conservatorio di Venezia con i maestri Coccon e Magi diplomandosi con esiti notevoli. Di più, si era recato in Germania, a Monaco di Baviera, dove aveva frequentato il locale conservatorio sotto la direzione di Rheinberger, ed il reale conservatorio di Dresda dove aveva ottenuto il diploma in composizione. Lì aveva composto una “sinfonìa in mi minore” eseguita nel 1886 prima a Dresda, poi a Reggio.

A 27 anni il barone Alberto Franchetti è un giovane di bell’aspetto, ricchissimo, e famoso per la sua intelligenza e la sua capacità creativa. I giornali nazionali parlano di lui, elogiando “il suo ingegno perspicace, chiaro, acuto, che trova il suo completamento in una cultura profonda e seria, in una conoscenza prodigiosa di tutti gli espedienti più reconditi della tavolozza musicale” (Giovanni Borelli, “L’Italia Centrale” [periodico reggiano], 26 febbraio 1888).

Il matrimonio 

Margherita Levi (1865-1938)

Margherita Levi (1865-1938)

Poche settimane dopo aver presentato al Teatro municipale la sua prima opera lirica “Asrael”, da lui stesso diretta con grande successo internazionale (erano presenti inviati del “Figaro”, del “Neue Freje Presse” di Vienna, del “Times” di Londra, del “Frankfurter Zieltung”, ecc.), il 21 marzo 1888, Franchetti si unisce in matrimonio con la nobildonna Margherita Levi, una bellissima giovane, figlia di Arnoldo, erede di una famiglia ebrea di largo censo e di illustri origini. I giovani sposi (28 anni lui, 19 lei) vanno ad abitare nella splendida villa di Coviolo (“villa Levi” oggi adibita a sede universitaria), già appartenuta alla nobile famiglia Besenzi e ristrutturata intorno al 1830 dall’architetto Marchelli.

Margherita riserva molte attenzioni agli arredi ed allo straordinario parco, ma non disdegna di muoversi col marito nelle varie residenze di famiglia ubicate in varie città d’Italia, anche se privilegia Firenze, dove, nel gennaio del 1889 nascerà il suo primogenito, Raimondo.

Raimondo Franchetti, figlio di Alberto e Margherita Levi

Raimondo Franchetti, figlio di Alberto e Margherita Levi

Gli sposi, eccentrici e particolari, dopo alcuni mesi di totale felicità cominciano a manifestare delle insofferenze, e la vita matrimoniale è sempre più caratterizzata da abbandoni e teneri ritorni, finendo poi, purtroppo, con un divorzio che farà parlare la città e il mondo intellettuale da entrambi frequentato.

Margherita è afflitta da disturbi nervosi, Alberto, tra una prima e l’altra, nei suoi diversi viaggi in Europa, non disdegna le bellezze femminili … Nei brevi ritorni di fiamma, che seguono le separazioni, in casa Franchetti succede di tutto: Margherita, che spende in modo esagerato, si riempie di debiti, e il mensile che Raimondo Franchetti passa al figlio (equivalente a dieci milioni di oggi) non bastano. Si giunge al punto che lo scandalo dei debiti scoppia sui più importanti giornali d’Italia, seguito da diffide. Alberto, disperato, nel 1889 tenta il suicidio. Lo aiutano gli amici, in particolare il sostegno di Giuseppe Verdi.

Nel 1892 la prima separazione consensuale dalla Levi. Poi gli sposi vanno a Stresa, a Milano, San Remo, Santa Margherita, dove Alberto compra del terreno per costruire una villa spettacolare, ma nel maggio 1894 nuova separazione. Alberto viaggia continuamente, in modo frenetico, alla ricerca di una pace che non avrà mai. L’appannaggio mensile sale a trenta milioni; con la famiglia ha scarsi rapporti, tutto preso com’è dalla musica e dalla bella vita, donne comprese. Nel 1893 Margherita mette al mondo Maria, nel 1895 Guido, ma i rapporti con Alberto sono sempre più che tesi. Nella stagione delle terme Alberto Franchetti è a Baden, dove ha acquistato una bella villa e dove si cimenta in corse in auto, sulle famose Panhard, gareggiando a velocità, per quei tempi, folle. Davvero genio e sregolatezza, come scrive Alfredo Gianolio (Euterpe in Cittadella: Peri Zuelli e Franchetti): “Alberto aveva le mani bucate. Aristocratico di vecchio stampo, rifuggiva continuamente da quelle incombenze di ordine pratico, che, pur essendo noiose, sono tuttavia utilissime. Nei suoi frequenti viaggi evitava di provvedersi di bagagli e valige per non avere il disturbo di averli appresso, preferendo rifornirsi del necessario nel posto di arrivo, per poi lasciare, alla partenza, ogni cosa in legato ai fortunati e sbalorditi camerieri che avevano avuto cura della sua persona”.

Arnold Franchetti, figlio di Alberto ed Erminia Bellati

Arnold Franchetti, figlio di Alberto ed Erminia Bellati

Personaggio singolare, dalla movimentata vita affettiva, Alberto Franchetti, si innamora di Erminia Bellati, figlia di un commerciante di olio di Lucca, e la porta nella sua lussuosa villa di viale Machiavelli, a Firenze; da lei avrà un figlio, Arnold, anch’egli compositore poi emigrato in America. […] Il divorzio verrà concesso dal Tribunale di Monaco [di Baviera, n.d.a.] con sentenza dell’11 novembre 1897.

Leggiamo uno stralcio di tale sentenza: ” … Tale unione, nei primordi lieta e felice, fu ben presto amareggiata da dispiaceri e da dolori per la diversità di temperamento e di carattere dei due coniugi, tanto che nel volgere di appena nove anni si separarono giudizialmente tre volte, ed altrettante si conciliarono …”
Nel luglio 1897, per tentare altro cielo ed altre abitudini, abbandonarono l’Italia, prendendo residenza a Baden-Baden, in Germania, ottennero la cittadinanza bavarese.

Dimenticato

Lo studio di Alberto a Milano negli anni '90 del '800

Lo studio di Alberto a Milano negli anni ’90 del ‘800

La sentenza del Tribunale germanico è definitiva, a sancisce la fine di un matrimonio che, per dieci anni, ha fatto parlare e sparlare l’Europa, dove l’irrequieto, instabile, per certi versi geniale barone Alberto Franchetti è ben noto. E’ un artista tutto campo, e ad un artista tutto si perdona, l’eccentricità in primis. Finisce anche la storia con Erminia Bellati, e Alberto, che va a trascorrere le sue vacanze sull’Appennino tosco-emiliano, conosce quella che sarà la sua ultima moglie: una ragazzina, di quindici anni, Clara Marini, a cui dà lezioni di piano. Lui ha 58 anni, e 60 quando la sposa: due anni dopo nasce la figlia Elena.

Elena Franchetti, figlia di Alberto e Clara Marini

Elena Franchetti, figlia di Alberto e Clara Marini

Ma nubi oscure si addensano su di lui: forse per reazione alle dilapidazioni giovanili, Alberto diventa di un’avarizia quasi maniacale …; si appassiona di astrologia, ai giochi di parole, alle sciarade, che inventa lui stesso per gli amici. Anche Margherita, dopo tre matrimoni finiti male, è tranquilla a Coviolo, con il dottor Vallaro, quarto e ultimo marito; con Alberto, suo primo grande amore, ha saltuari rapporti, a causa dei figli.

La Seconda Guerra Mondiale coglie Alberto a Viareggio: ha ottant’anni, vissuti con un’intensità che pochi uomini al mondo hanno conosciuto. Ha scritto molto, ma poche opere sono state eseguite: troppo difficile, la sua musica, forse troppo dotta e cerebrale. ” … Musica che è di un valore eccezionale ed in alcuni punti rivela, senza dubbio, il marchio divino del genio …” Così scriveva il critico Biagi.

Alberto Franchetti morì, dimenticato e solo, a Viareggio, il 5 agosto 1942. Lì è sepolto nel cimitero ebraico. I giornali lo ignorano, anche quelli reggiani, che tanto lo avevano osannato. C’era la guerra, è vero, e ben gravi e tristi problemi tenevano occupata la stampa dell’epoca. Ma tutto ciò non giustifica il totale silenzio, l’ingiusto oblio. È una nostra grande colpa, a cui la città di Reggio, anche se con ritardo, dovrebbe proprio rimediare.

Alberto con la nuora Bianca Rocca nel 1925

Alberto con la nuora Bianca Rocca nel 1925


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