
Musicata su un libretto originale di Leopoldo Pullé, che volle firmarsi Leo di Castelnuovo, Fior d’Alpe – rappresentata per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 15 marzo 1894 – racconta una travagliata storia d’amore ambientata tra le Alpi dell’Alta Savoia e Torino durante il divampare delle guerre napoleoniche. In tre atti l’opera insegue il destino di una giovane presentata come un simbolo di purezza, in un contrastato legame che evolve da idillio pastorale fino ad un tragico epilogo scatenato da un amore segreto, presumibilmente incestuoso, che contrasta con le convenzioni sociali. Passioni laceranti e tensioni politiche si riflettono nel dramma elaborato da Pullé per il giovane Franchetti.
Nonostante le grandi aspettative, dopo la prima assoluta alla Scala, i notevoli successi al Teatro Mercadante di Napoli (1894) e al Teatro Filarmonico di Verona, Fior d’Alpe non riscosse il persistente successo sperato. «Per un fenomeno curioso – si legge in una recensione dell’epoca – un artista che aveva con due lavori di gran mole preso un posto principale tra i compositori, affermando doti preziose, tra le altre la spontaneità e la sincerità, Alberto Franchetti, col Fior d’Alpe volendo affannarsi a cercare la semplicità del discorso musicale e quasi quasi si potrebbe dire l’ingenuità della melodia, è riuscito a fare cosa relativamente ibrida». Con tutte le riserve del caso, l’articolo uscito sulla Nuova Antologia lo stesso anno del debutto non poté fare a meno di riconoscere il talento di Franchetti e così continua: «Nell’opera rifulgono alcune qualità del suo ingegno; il temperamento granitico, la somma perizia tecnica, lo strumentale di mirabile varietà e sicurezza fanno capolino, perché nulla può uscire dalla sua penna che non palesi l’eccezionale sua natura di musicista».
Con la sua terza opera – afferma il musicologo Richard Erkens – il trentatreenne Franchetti si trovò per la prima volta di fronte al compito di mettere in musica, dopo i suoi successi iniziali con la leggenda fantastica Asrael e la grande opera storica Cristoforo Colombo, un’opera di dimensioni più contenute, in cui la relazione amorosa tragica intrisa di nostalgia e pattriottismo è al centro. Compose l’opera in un tempo sorprendentemente più breve, nell’arco di pochi mesi, creando forse la sua opera più organica e ricca di melodie, sebbene l’ampiezza stilistica dei grandi suoni orchestrali non sembri sempre perfettamente bilanciata con l’intimità e la semplicità del conflitto drammatico. Per questo motivo Arrigo Boito potè ironizzare che Franchetti scatenasse una tempesta in un bicchier d’acqua. E grazie a un caso fortuito che si è conservata la copia della partitura, cosicchè con questa esecuzione possiamo comprendere meglio il panorama operistico degli anni 1890 e tentare di farne esperienza dal vivo, un panorama al quale Franchetti ha dato un contributo essenziale. Più recente la rivalutazione di Fior d’Alpe da parte del mondo musicologico che nella partitura ha riconosciuto un’originalità che riflette una solida formazione musicale.
Fior d’Alpe torna in scena, per la prima volta in tempi moderni, nel 2026. Ed è anche grazie all’Associazione per il Musicista Alberto Franchetti – compositore ammirato da Verdi e da Toscanini – se Fior d’Alpe sarà rappresentata il prossimo 19 maggio 2026 a Berlino, presso la storica sala del Konzerthaus, con la regia (in forma semiscenica) di Tabatha McFadyen, la direzione di Felix Krieger nell’ambito della stagione del Berliner Operngruppe (un’associazione specializzata nella ripresa di opere liriche dimenticate di quest’epoca) ed il soprano Maria Belén Rivarola nel ruolo della protagonista, Maria. Al suo fianco il tenore messicano Eduardo Niave interpreterà l’arduo ruolo di Paolo.
• digitalizzazione completa del libretto di Leo di Castelnovo (esemplare Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale)
• digitalizzazione completa dello spartito canto e piano • altra digitalizzazione (collezione Gossett)
• l’opera su Corago: scheda completa • libretto 1 • libretto 2




Martedì 19 maggio 2026, ore 19.30
Berlino, Konzerthaus Berlin, Großer Saal
Fior d’Alpe
Chor der Berliner Operngruppe
Orchester der Berliner Operngruppe
Felix Krieger Dirigent
María Belén Rivarola Sopran (Maria)
Eduardo Niave Tenor (Paolo)
Krešimir Stražanac Bassbariton (Il Conte)
Irakli Pkhaladze Bariton (Alfredo)
Sandra Laagus Sopran (Ghita)
Hanseong Yun Bass (Maso)
Tabatha McFadyen Szenische Einrichtung
Steffen Schubert Chordirektor
ore 18.45: introduzione all’opera a cura di Christian Reichart
ore 19.30: opera in forma di concerto
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Alcune foto dell’allestimento alla Konzerthaus di Berlino (19 maggio 2026)










