Associazione per il musicista Alberto Franchetti

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Alberto Franchetti

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30,00 euro
Assemblea: giovedì 6 luglio 2017
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La vita

a cura di Lorella Del Rio

Alberto Franchetti nasce a Torino il 18 settembre 1860.

Dopo aver appreso i primi rudimenti a Torino (fu la madre, ottima pianista ad avvicinarlo alla musica), la famiglia si trasferisce a Venezia e vinta l’opposizione paterna, studia armonia con N. Coccon e contrappunto con F. Maggi. Nel 1884 Franchetti termina gli studi in composizione prima al Conservatorio di Monaco, dove è allievo di J. K. Rheinberger, poi si diploma al Conservatorio di Dresda nel 1885 sotto la guida di F. Draeseke ed E. Kretschmar.

Durante gli anni di studi accademici aveva già composto romanze e pagine corali, ma fornì il primo saggio delle proprie capacità, pur nell’orbita di uno stile e di una tecnica d’impronta germanica, con la Sinfonia in si minore nel 1884, composta su tema d’esame, che racchiude pregi d’ordine superiore. Eseguita per la prima volta al Conservatorio di Dresda, venne rieseguita nella stessa città in concerti popolari e alla Cappella Reale sotto la direzione di Hagen. Dopo Dresda “… fu una gara per includerla nei loro programmi, dalle orchestre di Sondershausen, di Chemnitz, di Gotha, di Lipsia, di Monaco, di New York. La Sinfonia volava così di trionfo in trionfo rendendo popolare il nome del novello maestro Alberto Franchetti, al quale fu conferito l’Ordine Reale dei Cavalieri di Sassonia…”.

Il successo arriva con “ASRAEL”, leggenda in quattro atti di Ferdinando Fontana, rappresentata l’11 febbraio 1888 a Reggio Emilia e sostenuta finanziariamente dal padre che ne curò l’intera opera di allestimento. La prima assoluta a Reggio Emilia, sotto la direzione dell’autore, viene allestita, come già accennato, dal padre Raimondo che aveva assunto l’impresa della Stagione 1887/1888. Nel febbraio 1888 dunque l’opera riscuote incondizionato successo. Se ne fanno due sole recite, che tuttavia bastano a lanciare il nome di Alberto Franchetti attraverso le cronache ed i commenti dei critici e corrispondenti convenuti a Reggio Emilia (da ricordare inoltre che alla prova generale di quattro sere prima erano presenti in sala Puccini e Martucci).

L’opera di Franchetti viene contesa dai principali teatri e si afferma in breve anche all’estero: Amburgo, Budapest, Praga, New York, Lisbona, Buenos Aires. Dopo aver composto il “CRISTOFORO COLOMBO”, che fu rappresentato a Genova nel 1892 e dopo “FIOR D’ALPE” (libretto Leo di Castelnuovo: Leopoldo Pullé; 3 atti, Milano, La Scala, 15 marzo 1894) e “IL SIGNOR DI POURCEAUGNAC” (libretto Fontana da Moliére; 3 atti, Milano, La Scala, 10 aprile 1897, dir. Vanzo con Pinckert e Bonci; nuova versione: Genova, Politeama, 24 novembre 1897), con risultati di scarsa risonanza, Franchetti approdò nuovamente al successo internazionale con “GERMANIA”.

Da libretto di Illica “GERMANIA” fu data in prima alla Scala nel 1902 sotto la direzione di Arturo Toscanini, e più tardi al Metropolitan; l’opera arriva a Reggio Emilia nel marzo 1905. Su libretto di Gabriele D’Annunzio, in tre atti, fu rappresentata “LA FIGLIA DI IORIO”, alla Scala il 29 marzo 1906, direttore Mugnone con Pandolfini e poi Burzio.

Quest’opera è il secondo capolavoro del teatro dannunziano, il più compatto, il più omogeneo, quello per il quale ben si merita il Sommo Vate la lode cui egli più ambiva: “Questa è bella materia”.
Dopo la composizione della “FIGLIA DI IORIO”, Alberto Franchetti viene chiamato nel 1926, senza concorso, a succedere a Setaccioli nella direzione del Conservatorio di Firenze. Egli accetta, ma se ne allontanerà nel 1928 ritirandosi a vita privata fino alla morte, avvenuta il 5 agosto 1942 a Viareggio.

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