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Le scene di Asrael

da “Interessi Locali” del 20 febbraio 1888


Le scene dell’Asrael sono quanto può immaginarsi di bello, di attraente e di illusorio e rispondono mirabilmente alla grandiosa, fantastica leggenda che va dal prologo svolgendosi fino alla riproduzione nel IV atto della grande scena del paradiso. Il pittore prof. Fontana ha posto in atto gli schizzi in modo veramente eccezionale e superiore.
Sono in tutto cinque differenti scene che come vago caleidoscopio passano innanzi all’accesa fantasia dello spettatore.

Nel primo atto vi sono due cambiamenti: l’inferno ed il paradiso.
L’inferno si compone di grotte misteriose in fondo alle quali rosseggia vivamente il fuoco in continuo divampare. Entro alle grotte paiono in ebollizione materie infiammate che scorrono sul terreno. Dinanzi in alto l’oscurità dei masi si squarcia e lascia vedere un lembo poetico di celeste firmamento.
Collo svolgersi dell’azione la scena si cambia; vapori densissimi e colorati invadono uscendo dal disotto la scena e coprono la vista delle grotte allo spettatore; calano dietro veli e,nebulose, finalmente tutto si dirada e scomparisce per dare libera vista al celestiale panorama del paradiso. Tanti veli restringendosi dal boccascena al fondo restringono a poco a poco la vista e fra le nubi appare in ultimo il cielo stellato di un bleu a fote tinta.
Nel mezzo della scona una larga e grandiosa scala d’oro spicca fra le nubi e si innalza per ben sette metri sino a confondersi nel colore poetico del cielo.
Queste due prime scene hanno prodotto un effetto meraviglioso.

Nel secondo atto, la scena rappresentu una ridente e spaziosa campagna, ondulata in dolci collinette che si estendono per lo sfondo del palcoscenico.
A destra el cstello. Dalla porta principale si esce su un ponte levtoio che passa su un piccolo fiume e traversando la scena si giunge sul davanti per una strada che volge sul lato sinistro. E’ per questo passaggio che il corteo imponente della grande marcia sfila per disporsi poi sulla scena per l’azione drammatica. Diversi grandi alberi con estesi e ricchi rami rompono la libera veduta dell’immensa panorama.

Il terzo atto ha pure una scena unica e rappresenta una riva sul fiume Escaut. Per tortuosa via di fiume scorre placido fra mulini a vento e leggiadre macchie verdeggianti. Molte barche stanno sull’acqua e nella riva. Il sole tramonta. A questo primo placido ed idilliaco aspetto succede la burrasca; il fondo del cielo man mano cambiando dal più puro sereno illuminato dal sole cadente si trasforma in oscuro e nuvoloso.
Passa teribile la procella e tutto travolge, poi man mano la scena ancora si cambia e ritorna la serenità e la gioia primiera solo modificata dalla luce di luna che apparendo fra gli alberi illumina placidamente la scena. Le onde che prima avevano il colore vivo e rossastro del sole che tramonta, ora, invece hanno il quieto riverbero dell’immobile astro della notte.

Nell’ultimo atto siamo nel cortile di un chiostro; a sinistra la porta della chiesa, in fondo chiudono la scena le gotiche arcate dei portici del monastero e l’aguzzo campanile del tempio.
Alcune trombe e salici piangenti fanno poetica e mesta la tranquillità solenne del luogo.
Alla fine dell’atto la scena si squarcia e fra gli inni alleluianti degli angeli e dei santi che trionfano sulle ridde infernalim appare di nuovo nella sua imponente semplicità la grande scena del paradiso. La statua della madonna che è a destro brilla di vivissima luce, i fiori cadono dall’alto: Asrael e Nefta trasfigurati e radienti fra le nubi assurgono al cielo.

Queste le scene dell’Asrael, che certamente non potevano riuscire migliori e che non solo onorano chi seppe idearle, ma molto anche chi così evidentemente le tradusse in atto dipingendole pel teatro.
(fb.)


I figurini di Asrael

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