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Struttura e trama

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Cartoline di Germania illustrate da Leopoldo Metlicovitz, pubblicate da Ricordi per la prima esecuzione dell'opera

Notte di Leggenda
Tragedia lirica in un atto
di Giovacchino Forzano

Prima rappresentazione: Milano, Teatro alla Scala, 14 gennaio 1915

***

Personaggi 

Il Conte Aldovrandi basso
Vanna Aldovrandi soprano
Il principe Gualberto Vismundi baritono
Gilfredo dei Vaschi tenore
Neri – vecchio uomo d’armi basso
Il Benci baritono comico

Il Contado, Servi, Paggi, Uomini d’armi,
Convitati, Boscaioli

***

ATTO UNICO

L’azione si svolge in Mugello. Epoca: i primi del 1600. E’ Granduca a Firenze Ferdinando dei Medici.
Una sala terrena del castello Aldrovandi: il fondo della scena è formato da una grande vetrata; a destra le porte; a sinistra una finestra.
Arredi scenici: un armadio a muro; panoplie di armi; un’arpa con leggio; un grande camino con la cappa poggiata su quattro colonne. Nel mezzo della scena un tavolo; poltrone. Al di là della vetrata l’abetia che circonda il castello.
All’alzarsi della tela sono le otto di una sera di Dicembre. Al di là della vetrata si scorgeranno confusamente gli abeti carichi di neve. La sala è oscura; solo il camino acceso manda una luce rossastra; in quella luce rossastra si intravede Neri: con due piccoli sacchetti di zolfo e di ruta fa scongiuri. Ogni volta che getta sul fuoco un pugnello di zolfo o di ruta, dal camino esce una vampata.
Di dentro, la voce del Conte, la voce dei Paggi.

***

TRAMA

Sala terrena del castello Aldovrandi. – Un vecchio uomo d’armi, Neri, racconta ai paggi del castello come il Conte Aldovrandi una notte scoprì la propria sposa con un amante e l’uccise. Vuole la leggenda che nel giorno della prima neve lo spettro dell’uccisa ricompaia a recare morte, soffocando l’amore di un’altra Aldovrandi. La prima neve è caduta, e lo spettro, dice Neri, è ricomparso. Vanna, la giovane figlia del Conte, conosce la leggenda e ne è terrorizzata; ma il padre non può tranquillizzarla: egli sa che due volte lo spettro ha soffocato nella morte l’amore di due Aldovrandi. Vanna gli confessa che ama, ma il padre non riesce a farle dire chi è. Fuori i contadini cantano festeggiando la prima neve. Il Conte, per allontanare da sé e dalla casa il terrore della leggenda atroce, fa dare una festa. Il principe Gualberto Vismundi giunge con musici, travestito da giullare. Egli ama Vanna e fu prima da lei amato; ma ora essa lo respinge. Il Conte confida al creduto giullare che Vanna ama, e lo incita a scoprire chi sia, affidando a Neri l’incarico di ucciderlo. Egli pensa che troncando con la violenza l’amore di Vanna la salverà dalla morte.
Rimasta sola, Vanna fa entrare l’innamorato, Gilfredo dei Vaschi, da una porta segreta, e decide di fuggire con lui quella stessa notte. Il sopravvenire del padre col finto giullare e con Neri costringe Gilfredo ad allontanarsi. Ma Gualberto, seguendo le tracce d’una rosa sfogliata, scopre l’uscio segreto pel quale Gilfredo è fuggito, e con Neri si precipita ad inseguirlo, però invano. Tuttavia un guanto con uno stemma, trovato da Gualberto gli permette di riconoscere l’amante di Vanna. Giungono intanto alla festa invitati, i quali evocano ridendo e cantando la tregenda degli spettri. La luna illumina uno spettrale abete; Gualberto chiede al Conte il permesso di farlo abbattere. La leggenda dice che chi gli darà il primo colpo ne farà la propria bara, ma Gualberto ne ride e vuol essere proprio lui a dare il primo colpo d’accetta. Ritornato in sala, mentre i contadini continuano l’opera di abbattimento iniziata da Gualberto, si incontra con Vanna. Cerca di ripulse l’avverte che denunziò a suo padre il nome dell’amante, e la minaccia di mostrargli le lettere ardenti ch’ella scrisse a lui, Gualberto, al tempo del loro amore. Vanna allora finge di assecondarlo per strappargli di mano le lettere. Riuscito vano il tentativo, stacca dalla parete una pistola e lo colpisce. Si affaccia alla finestra per chiamare Gilfredo, e vede che è stato ucciso. In questo momento suona mezzanotte e l’albero crolla: Gualberto muore, Vanna impazzisce.

Vai al libretto (ed. Milano, Sonzogno, 1914 – scheda dell’opera sul database Corago)

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